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Puglia, "Burocrazia blocca gli 833 milioni di euro da spendere in sanità"

Il presidente della Commissione Bilancio e programmazione della Regione, Fabio Amati, sottolinea anche l’annoso problema delle liste d’attesa.

“Detto con meno parole e un po’ di senso pratico, in sanità abbiamo due eclatanti problemi: le liste d’attesa, con insopportabile aumento delle attività a pagamento, e i 833 milioni a disposizione che non si riesce a spendere per inerzie burocratiche varie. Questi due problemi sono il cuore delle migliori prospettive di salute, fondate su diagnosi e medicina territoriale”. Così Fabiano Amati (foto), presidente della Commissione Bilancio e programmazione della Regione Puglia.

“Le liste d’attesa rappresentano una battaglia sospesa per l’emergenza Covid – prosegue Amati –, ma registrano dati spaventosi di disallineamento tra attività istituzionale e a pagamento: una grave patologia che si è stranamente impennata in tempi di pandemia. E tutto ciò accade senza che le leggi vigenti vengano considerate, sicché non risulta nemmeno un caso di sospensione dell’attività a pagamento, con grave danno per la salute dei cittadini e per le casse della sanità pubblica. Ci sono poi 833 milioni di euro da spendere in sanità e non si riesce a sapere quando saranno pronte tutte le carte per farlo. La Regione attende il ministero e critica le sue regole. Il ministero attende la Regione e lamenta i suoi ritardi. La situazione della spesa dei fondi ex articolo 20 è così rappresentabile: fondi da delibere Cipe 97 e 98 del 2018, per un importo complessivo di euro 563 milioni; di questi, ci sono 318 milioni impegnati con un accordo stralcio del settembre 2020 e non ancora spesi, e 245 milioni residui, sempre a valere sulle vecchie delibere Cipe, non ancora oggetto di accordo”.

E ancora: “Gli interventi relativi a queste somme di denaro già stanziate sono, per quanto l’accordo stralcio del settembre 2020, per 318 milioni: nuovo ospedale Sud Salento, nuovo ospedale Andria, demolizione e ricostruzione del monoblocco degli Ospedali Riuniti di Foggia e riqualificazione dei plessi minori dello stesso presidio. Per quanto riguarda lo stralcio finale delle Cipe 97 e 98 del 2008, per 245 milioni: arredi e attrezzature nuovo ospedale Monopoli-Fasano e riqualificazione degli ospedali San Paolo-Bari, Di Venere-Bari, Perrino-Brindisi, Francavilla Fontana, Giovanni XXIII-Bari, Policlinico-Bari, Barletta, Castellaneta, Cerignola, San Severo, Gallipoli e nuovo ospedale del Nord Barese. Per quanto riguarda infine le somme della delibera Cipe 51 del 2019, la mancata definizione del procedimento sulle vecchie Cipe inibisce l’avvio della programmazione di queste risorse. È giunta dunque l’ora di lavorare sodo su questi argomenti, applicando le leggi, spendendo le risorse e risparmiando le parole”.

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