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La lettera di Carla, Infermiera: “sono fiera di farmi chiamare Infermiera Professionale e quindi IP e non Dottore”.

Buongiorno Direttore,

Ho trovato molto interessante ed anche attuale l’argomento, trovo comunque che ciò provochi malumori all’ interno della categoria.

Sono un’infermiera professionale che fin da ragazzina ho ambito a frequentare la scuola convitto, per potere frequentare ho lasciato la mia famiglia. Non ho frequentato l’università, ma le garantisco che erano tante le difficoltà e solamente una persona motivata poteva sopportare i ritmi di lavoro e studio a cui eravamo sottoposti. Non voglio dilungarmi perché sarebbero tante le cose da dire e non renderebbero giustizia.

Ricordo che i requisiti di allora richiesti per esercitare questa professione erano diversi e non per questo oggi vanno sminuiti.

È vero oggi si studia di più ma studiare non è il vero problema!

Io non so quanti di oggi resisterebbero se per avere questa abilitazione dovessero affrontare ciò che era richiesto in passato.

Quindi non dividiamo i professionisti in base al percorso di studi fatto, anche perché lo stesso si accompagna ad un’epoca.

Parliamo di come deve essere un infermiere e soprattutto non trascurando che oltre alla formazione deve avere ‘etica’.

Oggi purtroppo ne vedo ben poca…

Distinti saluti.

Carla Monsorno – Infermiera Profoessionae (IP)

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Elisa, Infermiera: “nel giorno della Liberazione vorrei tanto che la nostra professione fosse liberata dalla schiavitù”.

L’articolo Carla, Infermiera: “sono fiera di farmi chiamare IP e non Dottore”. proviene da AssoCareNews.it – Quotidiano Sanitario Nazionale.

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